I risultati mostrano che si tratta di due problemi abbastanza frequenti: un uomo su dieci soffre di disfunzione erettile, in un caso su due seguita da una prostata ingrossata, mentre l'ipertrofia della ghiandola riguarda il 16 % della popolazione. Solo un uomo su quattro considera la disfunzione erettile una malattia e la percentuale di consapevoli scende ulteriormente fra chi ne soffre: meno di un paziente su cinque pensa che il suo disturbo richieda terapie, il 30% crede sia semplicemente una conseguenza dell’avanzare dell'età.

Due patologie sottovalutate da chi ne è colpito e questo può portare a non ricorrere a trattamenti che potrebbero migliorare la qualità di vita. Uno su tre ha tratto le proprie conoscenze dalla televisione, dai giornali o da internet; contro il 12% dei pazienti con ipertrofia prostatica, che più spesso si rivolgono al medico o al farmacista. In entrambi i casi, c'è un 10% di pazienti che non sa che oggi esistono terapie semplici ed efficaci per la propria malattia.

E’ 'importante quindi che il medico diventi il “tutor” del paziente: è stato dimostrato che gli uomini, se vengono seguiti e sostenuti dal proprio medico, sono soddisfatti delle cure, non le abbandonano e trovano finalmente una soluzione per i loro problemi tornando a una buona qualità di vita. Non meno importante il ruolo del medico di famiglia, infatti, su iniziativa della Federazione dei Medici di Medicina Generale, sono in arrivo questionari per la valutazione della salute sessuale destinati a tutti i pazienti e ai medici di base è stato affidato il compito di divulgarli. L’obiettivo è quello di fare del medico di famiglia il primo 'confidente' dei propri disagi relativi alla sessualità e in questo modo ridurre anche il pericoloso ricorso al “fai da te”.

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