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Sono state le emissioni nocive dell’Ilva e della zona industriale di Taranto a causare la diffusione dell’endometriosi in Puglia e l’infertilità nelle donne della provincia ionica? È quanto vogliono sapere i componenti del comitato Taranto Lider, donne tarantine che da anni hanno intrapreso una battaglia a tutela delle migliaia di donne affette dalla grave e semisconosciuta patologia che, nei casi più gravi, può portare all’infertilità femminile. Con un esposto alla procura guidata da Franco Sebastio, infatti, il comitato ha chiesto di verificare se vi sono nessi causali tra inquinamento e malattia, soprattutto dopo le dichiarazioni allarmanti formulate dagli esperti nominati dal gip Patrizia Todisco nelle maxi perizie divenute pietre miliari dell’inchiesta Ilva.

I periti, infatti, hanno spiegato che tra “le manifestazioni acute dadiossine” c’è anche “l’endometriosi” anche se hanno poi aggiunto che “i tempi estremamente ridotti con cui il progetto di studio epidemiologico è stato condotto (8 mesi per progettazione, acquisizione dati, controllo di qualità, analisi statistica e redazione del rapporto) non hanno permesso analisi aggiuntive e valutazioni dettagliate” ed è quindi necessario proseguire con la “caratterizzazione della fertilità e della salute riproduttiva. Questi aspetti – scrivono i periti – non sono stati considerati nella presente indagine ma devono essere valutati con attenzione specie in relazione ai possibili effetti tossici degli Ipa (idrocarburi policiclici aromatici, ndr) e delle diossine”.

Ma cos’è l’endometriosi? “L’ endometriosi è una malattia complessa – ha spiegato a ilfattoquotidiano.it Maria Teresa D’Amato – originata dalla presenza anomala del tessuto che riveste la parete interna dell’utero, l’endometrio, in altri organi quali ovaie, tube, peritoneo, vagina, intestino, vescica, ureteri e reni. È una malattia subdola che se non diagnosticata tempestivamente provoca infiammazioni croniche, aderenze e persino infertilità. II violento dolore pelvico cronico durante il ciclo, l’ovulazione e durante i rapporti sessuali, la stanchezza cronica e gli effetti collaterali che colpiscono le donne che ne sono affette, purtroppo, impediscono spesso una normale vita sociale, familiare ed anche professionale”.

E così, a distanza di due anni da quelle perizie, le donne di Taranto Lider hanno chiesto alla procura ionica di continuare a indagare sulla vicenda. Una nuova battaglia da vincere, insomma. Come quella sulla legge regionale sull’endometriosi approvata dal consiglio pugliese lo scorso 30 settembre dopo la proposta giunta proprio dalle donne tarantine. “Abbiamo pensato che non basta denunciare – ha raccontato Roberta Villa – perché la denuncia non offre garanzie alle donne e così, sul modello friulano, abbiamo lavorato alla proposta di legge della quale la consigliera Annarita Lemma (Pd) è prima firmataria”. La proposta è così diventata legge, la seconda in Italia dopo il Friuli, con il voto bipartisan. “Ma noi non ci fermiamo – ha annunciato Grazia Maremonti – perché vogliamo che l’istituzione del registro regionale dell’endometriosi diventi realtà. E previsto dalla legge. Purtroppo i casi sono davvero tanti: è un problema che affligge quasi 3 milioni di donne in Italia (dato notevolmente sottostimato e relativo ad uno studio del 2004) e purtroppo la diagnosi completa avviene anche dopo 9 anni dai primi sintomi. La Regione Puglia ha fatto il primo passo, ora bisogna continuare su questa strada per restituire dignità alle donne che soffrono in silenzio. Lo sa che tante tarantine affette da endometriosi hanno scelto di non firmare l’esposto perché il marito lavora all’Ilva?”.

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